Disturbi del comportamento alimentare: la testimonianza di Nicole

Immagine

Voglio condividere con voi la testimonianza di Nicole

Si stima che in Italia la prima causa di morte per malattia tra coloro che hanno tra i 12 e i 25 anni sia l’anoressia. Più di 200mila persone soffrono di un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, binge) che troppo spesso viene taciuto o non riconosciuto in maniera adeguata. Sono dati allarmanti, ma la cosa più sconcertante è che poco si sa su queste malattie e rare sono state la campagne di sensibilizzazione. Troppo spesso sono state sottovalutate ed etichettate dalla società come “un voler assomigliare alle modelle in televisione” o capricci di adolescenti troppo viziati. È ora di dire basta. I disturbi del comportamento alimentare sono malattie mentali che utilizzano il corpo come mezzo di espressione per il proprio dolore. La persona affetta da tale patologia non sceglie di ammalarsi, né sceglie quando guarire. I percorsi strettamente individuali possono durare anche anni. Ma cosa sono l’anoressia, la bulimia, il binge in realtà? Sono le espressioni che ha assunto il dolore che per troppo tempo è rimasto inconscio e quindi non ha avuto la possibilità di essere rielaborato in maniera corretta. Cosa può portare una persona ad ammalarsi, a non mangiare più o a mangiare troppo? Alla base dei DCA ci possono essere lutti e traumi che il nostro cervello, per proteggere la propria realtà psichica, ha evitato di portare alla coscienza. Non sto scrivendo questo post per parlarvi di psicologia. Lo sto facendo affinché possiate vedere una realtà diversa e i parenti e gli amici della persona affetta da questa malattia possano essere aiutati a non vederne solo la superficialità (l’ossessione legata al corpo), ma si concentrino sulla persona in sé, sul disagio e sul dolore che sta attraversando. Troppo spesso infatti si ci allontana da queste persone, non le si capisce, le si odia, le si definisce pazze, le si vede dimagrire pensando che sia questo il reale obiettivo. Provate per un momento a non vedere in loro la malattia, guardate loro. Provate a chiedere come stanno, ascoltatele pazientemente, portatele fuori, chiacchierateci, fate sapere loro che siete presenti, trattatele come persone normali, ascoltate la loro rabbia, il loro dolore. Accogliete il loro bisogno di essere amate. Fatevi presenza. Non avete il potere di salvarle, ma avete quello di indurle ad essere aiutate che, spesso, è la stessa cosa. I disturbi del comportamento alimentare sono malattie legate alla mancanza d’amore che troppo spesso è stata negata durante l’infanzia e l’adolescenza. Esserci, sapere che c’è qualcuno per loro, è fondamentale come per qualunque essere umano. E allora abbracciatele e fate sapere loro quanto sono importanti. Non vi crederanno. Pazienza. Sappiate che hanno bisogno delle vostre parole e del vostro affetto più di qualunque altra cosa. Quando usciranno dalla burrasca torneranno da voi, piangeranno con voi e sorrideranno. A questo punto chiedete loro di descrivere il mondo e vi diranno i colori delle anime delle persone, vi mostreranno la capacità di guardare due occhi e vederne il mondo intero. La sensibilità, la forza e il coraggio sono le cose più belle che un dolore lasciato può dare. Guarire non vuol dire non soffrire più. Guarire vuol dire attenuare la lotta con se stessi per affrontare le sfide della vita. Guarire vuol dire guardarsi allo specchio e prendersi in giro. Guarire vuol dire disperarsi, ma attaccarsi alla vita con le unghie e con i denti perché chi ha visto la morte in faccia lo sa: vivere può essere un’esperienza bellissima!

Nicole M.

Foto di Mara Brioni

Annunci