Dove c’è Barilla, c’è omofobia

Dove c'è Barilla, c'è omofobia

Guido Barilla: “Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”.

No, non è un reato tifare per la “famiglia tradizionale” (meglio rassicurare i devoti laici e religiosi che temono la persecuzione per legge delle loro idee omofobe). Ma neppure lo è scegliere di censurare, con la sola arma concessa ai consumatori (il portafogli), parole dal sapore retrogrado e bigotto come quelle pronunciate dal presidente della multinazionale Barilla.

Sul web alcuni criticano la sostanziale inutilità di un boicottaggio dei prodotti Barilla, altri rivendicano la libertà di un’azienda nello scegliere il proprio target di riferimento. Tutte posizioni legittime che tuttavia non scalfiscono le ragioni di chi, dopo avere ascoltato quelle parole, potrebbe altrettanto legittimamente trovarsi a disagio nell’acquistare e pertanto foraggiare una vision quantomeno discutibile.

Insomma, si può sempre mangiare la pasta di un’altra marca e non è necessario essere gay per farlo; è sufficiente non riconoscersi nell’imbarazzante angustia mentale ostentata dal signor Barilla.

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“La precaria (Pd) contro la figlia di Ichino”. Riflessione sui media e sulla distorsione delle notizie

di Igiaba Scego

Riflessione sui media e sulla distorsione delle notizie. La mia amica Chiara Fortebraccio Di Domenico giorni fa ha parlato dal palco di una manifestazione culturale del PD (dove c’erano nomi importanti come Adriano Sofri e Chiara Saraceno). Ha detto molte cose sulla sua condizione di lavoratrice precaria della conoscenza, cose che mi hanno molto commosso. Però, e questo fa rabbia, del suo intero discorso è stato estrapolata solo una frase, quella su Giulia Ichino: “Sono stanca di vedere assunti i ‘figli di’. Faccio i nomi: Giulia Ichino, assunta a 23 anni alla Mondadori”. Cito a memoria, non testualmente. La frase Chiara l’ha detta e secondo me ha fatto bene. Ma la cosa che mi ha francamente meravigliato è che il suo discorso non sia stato riportato per intero. Chiara ha detto molto di più. Ha parlato del suo precariato, delle umiliazioni quotidiane (sue e nostre), della condanna alla gioventù perpetua che vive la generazione nata negli anni ’70 (non è bello vivere a 40 anni la vita di un ventenne, senza garanzie di farsi una famiglia). Inoltre Chiara ha sferzato la stessa sinistra. Secondo me ha avuto un grande coraggio nell’usare le parole di Majakovskij citate da Peppino Impastato “Compagno esci dalla sede del partito, scendi in strada e prendi il tram” dette guardando Bersani negli occhi. Perché questo coraggio, questa critica non è stata riportata dai media? Molti ora l’accusano di essere mercenaria della politica o di essere una ingenuotta un po’ scema usata dal potere. Chiara non è né mercenaria né ingenua. Ha detto cose scomode, guardando chi di dovere negli occhi. Non si è nascosta dietro lo schermo di un PC come fanno in tanti. Non ha fatto la polemica da salotto. È una brava ragazza, piena di coraggio. E ha detto senza filtri quello che pensava. Altro che mercenaria, la nostra Chiara è una Pasionaria. Sono davvero orgogliosa di conoscerla.