Grillo, Boldrini e l’inadeguatezza della politica

grilloboldrini2Chi evidenzi il doppiopesismo del Partito democratico (nel 2009, quando era all’opposizione, considerava la cosiddetta tagliolala fine della democrazia parlamentare”) viene subito arruolato tra le fila del Movimento 5 Stelle. Se invece si condanna il rogo di un libro agli occhi di molti sostenitori di Grillo si diventa fiancheggiatori della famigerata partitocrazia. Troppi simpatizzanti del M5S preferiscono minimizzare, giustificare o in alcuni casi addirittura esaltare lo sconsiderato gesto (pur se di un singolo, dovendosi comunque evitare pericolose generalizzazioni) e replicando: “E allora i miliardi di euro regalati alle banche?”. Il nesso tra le discutibili scelte del governo Letta e un’azione deprecabile tuttavia sfugge. La rabbia che Grillo aveva promesso di contenere quando si vantava di rappresentare l’alternativa democratica alla deriva greca dei neonazisti di Alba Dorata, cova in realtà sotto la brace della crisi, e il comico ligure rispetto alle dilaganti manifestazioni d’odio si pone come un apprendista stregone che gioca col fuoco. In quest’ottica andrebbero lette le indecenti e sessiste oscenità rivolte al presidente della Camera Laura Boldrini. “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”, si domanda maliziosamente Grillo su Facebook con un post scritto per lanciare un video. Alcuni commenti sono oggettivamente disgustosi, ma è comunque fuori luogo e controproducente scomodare il fascismo. Corrado Augias parla, pronunciandosi nel merito, di “squadrismo inconsapevole”, volendo così definire il comportamento tenuto dagli eletti del M5S durante le ultime concitate giornate alla Camera. È forse utile approfondire il tema ricordando che lo “squadrismo inconsapevole” è una piaga che affligge l’Italia (e le sue istituzioni) da decenni, né occorre andare troppo indietro nel tempo per imbattersi nei segni di una storia con cui il nostro Paese non ha mai davvero fatto i conti. Si pensi all’indecente sacrario di Affile al gerarca fascista e criminale di guerra Rodolfo Graziani, costruito con soldi pubblici. Il dibattito politico in Italia è incancrenito da tempo e Grillo non fa altro che contribuire con le sue provocazioni (per nulla “inconsapevoli”) al peggioramento della situazione. Obiezioni quali “volete dare la colpa a Beppe per anni di cattiva politica”, “difendete lo status quo” e “se abbiamo sbagliato sono errori dovuti ad inesperienza” non reggono più. Il governo Letta-Alfano procede con grande spregiudicatezza, come ha dimostrato la furbesca gestione del decreto Imu-Bankitalia (due temi impropriamente legati a doppio filo). Al governo e al suo azionista di maggioranza – il PD – vanno ascritte le responsabilità più onerose, e tuttavia se c’è qualcosa che risplende nell’opacità del Parlamento italiano è l’inadeguatezza del Movimento 5 Stelle, amplificata da media “interessati” (La Repubblica, Corriere della Sera e telegiornali Rai) ma che poggia le basi su fatti reali. Grillo e i suoi negano, gridano al “complotto dei media di regime” e radicalizzano il proprio elettorato rilanciando gli attacchi alle istituzioni, operando così una scelta forse vantaggiosa nel breve periodo, ma che alla lunga finirà col rafforzare (e ricompattare) i partiti che lo stesso Grillo diceva di voler mandare a casa. L’unica dichiarazione condivisibile letta in questi giorni è di una grillina, la deputata Paola Pinna: “Laura Boldrini è inadeguata come tutti noi del Movimento 5 Stelle. È alla prima legislatura come tanti, a volte non riesce a tenere l’aula, è vero, ma qui si sta perdendo il senso dell’umanità”. Un ragionamento di buon senso valido per tutti i componenti del Parlamento, compresi quelli che non sono alla prima legislatura e siedono tra i banchi del governo.

Augias chi?

Augias chi?

Ieri sera un simpatizzante del Movimento 5 Stelle ha bruciato un libro di Corrado Augias. Il gesto è stato condiviso pubblicamente su Facebook. La colpa di Augias? Aver criticato Alessandro Di Battista e lo “squadrismo inconsapevole” del movimento guidato da Beppe Grillo durante l’ultima puntata de Le Invasioni Barbariche su La7.

Che fine ha fatto lo ius soli?

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Un articolo sul cricket può provocare commenti carichi di odio. Com’è possibile? Niente di più semplice; è sufficiente che i protagonisti della storia siano giovani atleti d’origine straniera che vogliano “indossare con orgoglio la maglia azzurra”. Colpa imperdonabile, per molti. Il tema dello ius soli, nonostante non occupi più da parecchio tempo le prime pagine dei giornali è ancora vissuto da molti italiani come una minaccia: basta farne cenno nel titolo di un articolo per attirare orde di furiosi difensori della “purezza” italica. Questo è quanto capita nel sottobosco del web, dove commenti del genere sono purtroppo la consuetudine. C’è tuttavia da chiedersi come mai la politica e i mass-media abbiano dimenticato il tema della cittadinanza dei figli di stranieri nati o cresciuti in Italia. Ma a ben vedere è così che va il mondo (sia dei media che della politica): ci si occupa di un argomento solo se ne ha parlato, possibilmente con toni accesi, un leader politico o, come è accaduto nel caso di Lampedusa e del reato di clandestinità, se molte persone hanno perso la vita. Sembra che soltanto così la notizia “buchi”, ammettiamolo. Nel caso dello ius soli ci sono volute le parole di Grillo per scatenare una sottospecie di dibattito che alla fine si è rivelato per quel che era fino dall’inizio: una sterile polemica tra il leader del MoVimento 5 Stelle e il Partito democratico, identificato come il “mandante” di una legge sullo ius soli che per il comico ligure non rivestiva alcun carattere di priorità. È d’altronde risaputo che un’altra sciagurata costante della politica italiana (M5S incluso) è il benaltrismo. Il problema è sempre un altro e c’è sempre “ben altro” da fare prima. In un Paese normale parleremmo invece di priorità da rispettare e di impegni assunti da onorare. Pier Luigi Bersani, durante l’ultima campagna elettorale, aveva inserito lo ius soli tra i punti qualificanti del suo programma di governo: sappiamo bene come è poi andata a finire. Con le attuali “larghe intese” la strada sembra, se possibile, ancora più in salita. Ciononostante la vita va avanti e il milione (circa) di ragazzi e ragazze di origine straniera che frequentano le nostre scuole, e sono quotidianamente ignorati dalle istituzioni, si apprestano a diventare l’ennesima occasione persa di una classe politica sempre più miope.

Reato di clandestinità: Grillo getta la maschera

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Un’anziana signora rovista tra gli scarti del mercato alla ricerca di qualche ortaggio malandato, ma ancora commestibile. Questa è l’immagine che campeggia sul post di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio dedicato al reato di clandestinità.

“Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del MoVimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità. La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale”.

Grillo e Casaleggio non si limitano a sconfessare i due senatori “ribelli” ma vanno oltre, rinunciando (per la prima volta in maniera così smaccata) all’ambiguità sull’immigrazione che ha permesso al MoVimento 5 Stelle di guadagnare voti anche tra i cosiddetti “delusi del centrosinistra”. L’ideologo del movimento e il suo megafono “non sono d’accordo sia nel metodo che nel merito” e nel passaggio che segue, seppure involontariamente, ci forniscono la cifra della loro operazione populista.

Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.

I due rassicurano gli elettori (“non siamo soltanto noi a porci il problema”), ignorano i richiami dell’Europa e ammettono contestualmente che un tema così impopolare avrebbe “rovinato gli affari” del movimento. Sappiamo bene, infatti, che in politica appaiono giuste soltanto le formule che garantiscono voti e consenso e chi non la pensa così (i partiti, ad esempio) in realtà vogliono soltanto “sostituirsi all’opinione pubblica e alla volontà popolare”. Secondo Grillo questa “è la pratica comune dei partiti che vogliono ‘educare’ i cittadini”. Lui invece preferisce blandirli offrendo loro un nemico diverso ogni giorno: ieri la Casta e la perfida Europa, oggi i clandestini che invadono la nostra nazione.

Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato“. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”.

In quest’ultimo passaggio la sovrapposizione tra i contenuti xenofobi della Lega e le idee della coppia Grillo-Casaleggio rende gli uni e le altre pressoché indistinguibili. Ma a pensarci bene le somiglianze con la peggiore destra italiana vengono da lontano: basti pensare ad alcuni post di Grillo e a slogan come “arrendetevi, siete circondati” (coniato dal MSI durante gli anni di Tangentopoli). Altro che “né di destra né di sinistra” e “post ideologici”. Oggi Grillo e Casaleggio hanno definitivamente gettato la maschera.