Ministri serpenti e dissidenti mansueti

Ministri serpenti e dissidenti all'acqua di rose

Con ministri del genere (Mogherini agli Esteri e Franceschini alla Cultura) chi ha bisogno di avversari politici? Auguri al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

P.s. Stendiamo infine un velo sul “non voterei la fiducia al governo Renzi, ma devo” di Giuseppe Civati. Con la sua scelta sofferta ma “responsabile” oggi è caduta l’ultima foglia di fico di un Partito democratico irriformabile.

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Il culone di Maria Elena

Il culone di Maria Elena

Scottante rivelazione del sito Affari Italiani: il ministro delle Riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha il “culone”. Giornalismo di qualità (infima).

Il grande comunicatore del PD

Il grande comunicatore del PD

Critichiamo (giustamente) gli attacchi sguaiati di Claudio Messora e Rocco Casalino (comunicatori ufficiali del Movimento 5 Stelle), ma in questo campo il fuoriclasse indiscusso è senza dubbio l’ex web-hooligan renziano e attuale responsabile comunicazione del Partito democratico Francesco Nicodemo. Un vero fenomeno.

Grillo, Boldrini e l’inadeguatezza della politica

grilloboldrini2Chi evidenzi il doppiopesismo del Partito democratico (nel 2009, quando era all’opposizione, considerava la cosiddetta tagliolala fine della democrazia parlamentare”) viene subito arruolato tra le fila del Movimento 5 Stelle. Se invece si condanna il rogo di un libro agli occhi di molti sostenitori di Grillo si diventa fiancheggiatori della famigerata partitocrazia. Troppi simpatizzanti del M5S preferiscono minimizzare, giustificare o in alcuni casi addirittura esaltare lo sconsiderato gesto (pur se di un singolo, dovendosi comunque evitare pericolose generalizzazioni) e replicando: “E allora i miliardi di euro regalati alle banche?”. Il nesso tra le discutibili scelte del governo Letta e un’azione deprecabile tuttavia sfugge. La rabbia che Grillo aveva promesso di contenere quando si vantava di rappresentare l’alternativa democratica alla deriva greca dei neonazisti di Alba Dorata, cova in realtà sotto la brace della crisi, e il comico ligure rispetto alle dilaganti manifestazioni d’odio si pone come un apprendista stregone che gioca col fuoco. In quest’ottica andrebbero lette le indecenti e sessiste oscenità rivolte al presidente della Camera Laura Boldrini. “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”, si domanda maliziosamente Grillo su Facebook con un post scritto per lanciare un video. Alcuni commenti sono oggettivamente disgustosi, ma è comunque fuori luogo e controproducente scomodare il fascismo. Corrado Augias parla, pronunciandosi nel merito, di “squadrismo inconsapevole”, volendo così definire il comportamento tenuto dagli eletti del M5S durante le ultime concitate giornate alla Camera. È forse utile approfondire il tema ricordando che lo “squadrismo inconsapevole” è una piaga che affligge l’Italia (e le sue istituzioni) da decenni, né occorre andare troppo indietro nel tempo per imbattersi nei segni di una storia con cui il nostro Paese non ha mai davvero fatto i conti. Si pensi all’indecente sacrario di Affile al gerarca fascista e criminale di guerra Rodolfo Graziani, costruito con soldi pubblici. Il dibattito politico in Italia è incancrenito da tempo e Grillo non fa altro che contribuire con le sue provocazioni (per nulla “inconsapevoli”) al peggioramento della situazione. Obiezioni quali “volete dare la colpa a Beppe per anni di cattiva politica”, “difendete lo status quo” e “se abbiamo sbagliato sono errori dovuti ad inesperienza” non reggono più. Il governo Letta-Alfano procede con grande spregiudicatezza, come ha dimostrato la furbesca gestione del decreto Imu-Bankitalia (due temi impropriamente legati a doppio filo). Al governo e al suo azionista di maggioranza – il PD – vanno ascritte le responsabilità più onerose, e tuttavia se c’è qualcosa che risplende nell’opacità del Parlamento italiano è l’inadeguatezza del Movimento 5 Stelle, amplificata da media “interessati” (La Repubblica, Corriere della Sera e telegiornali Rai) ma che poggia le basi su fatti reali. Grillo e i suoi negano, gridano al “complotto dei media di regime” e radicalizzano il proprio elettorato rilanciando gli attacchi alle istituzioni, operando così una scelta forse vantaggiosa nel breve periodo, ma che alla lunga finirà col rafforzare (e ricompattare) i partiti che lo stesso Grillo diceva di voler mandare a casa. L’unica dichiarazione condivisibile letta in questi giorni è di una grillina, la deputata Paola Pinna: “Laura Boldrini è inadeguata come tutti noi del Movimento 5 Stelle. È alla prima legislatura come tanti, a volte non riesce a tenere l’aula, è vero, ma qui si sta perdendo il senso dell’umanità”. Un ragionamento di buon senso valido per tutti i componenti del Parlamento, compresi quelli che non sono alla prima legislatura e siedono tra i banchi del governo.

Un anno difficile per Cécile

RAZZISMO: KYENGE, LAVORO TRASVERSALE TRA MINISTERI

Chi nasce e/o cresce in Italia è italiano!”. Il nervo scoperto del nostro Paese non è lo ius soli (peraltro temperato), ma Cécile Kyenge. La mattina di Natale il ministro dell’Integrazione ha visitato il Centro Astalli di Roma – importante luogo di ritrovo per richiedenti asilo politico e rifugiati – e insieme alla propria famiglia ha dato una mano in mensa, servendo gli ospiti della struttura. Peccato che ai giornalisti interessasse solo far notare che il marito di Kyenge “è stato in disparte tutto il tempo” (a quanto pare la coppia sarebbe in crisi) e che il ministro indossava un orologio da 23mila euro. A nulla sono valse le spiegazioni del marito (“Macché, è un Lorenz da 200 euro che le ho comprato io a Modena”). Lo “scandalo” ha subito infiammato il web, in particolare Twitter, dando il via alla prevedibile furia contro la Casta cui si sono subito aggiunte le solite venature di razzismo che accompagnano da sempre le uscite pubbliche del ministro. Nulla di sorprendente in un Paese che ritiene accettabile celebrare un criminale di guerra come il gerarca fascista Rodolfo Graziani col sacrario di Affile, e non ha alcuna memoria del proprio passato coloniale. Il razzismo è profondamente radicato nel nostro DNA. Una lettura per tutte: “Italiani, brava gente?” di Angelo Del Boca. Detto ciò, a costo di incorrere nell’accusa di cerchiobottismo, vanno rilevate le responsabilità del ministro Kyenge. La prima: militare in un partito che, a parte il recente gesto di Khalid Chaouki (rinchiudersi per protesta nel centro di accoglienza di Lampedusa), sul tema dell’immigrazione predica spesso bene, ma in passato ha razzolato malissimo, come dimostra la Legge Turco-Napolitano del 1998. La seconda: non avere l’intelligenza politica per capire che il suo ruolo simbolico in un governo di larghe intese indebolisce le stesse battaglie per le quali è stata premiata con un posto in Parlamento. Se non ha la forza per affermare che i CIE sono irriformabili e l’immigrazione non si affronta imprigionando per mesi le persone dovrebbe fare un passo indietro. Per quanto riguarda lo ius soli va infine ammesso che, da un punto di vista comunicativo, ha vinto la linea terroristica del centrodestra. Il ministro dell’Interno Alfano paventa la trasformazione dell’Italia in un’immensa “sala parto” e la Lega Nord di Salvini per racimolare voti soffia sulla xenofobia, mettendo intenzionalmente insieme “clandestini” e giovani di origine straniera che vivono e studiano qui fin da piccoli e sono in molti casi più italiani dei cultori della superiorità padana. Al momento sostano in Parlamento una ventina di proposte di legge sulla cittadinanza e quella sostenuta da Kyenge è una delle più prudenti in materia. Purtroppo ai media interessano di più le beghe matrimoniali del ministro o l’ultimo insulto rivoltole. È ingiusto farle una colpa di queste attenzioni morbose, ma un tweet per ribadire l’ovvio – e cioè che chi cresce qui è italiano, checché ne dicano i puristi della razza italica – non basta più. Cara Cécile, i fischi e i buu razzisti arriveranno qualunque cosa tu faccia. A questo punto tanto vale “meritarseli” battendosi a viso aperto per i diritti dei “nuovi italiani”. Non solo nelle aule del Parlamento, ma soprattutto dentro la compagine governativa.

Il gesto di Khalid

khalid

L’immagine è forte. Un parlamentare della Repubblica dietro le grate di un centro di prima accoglienza. Molti, c’è da scommetterci, esulteranno alla vista di un politico “incarcerato” ma Khalid, a differenza di altri suoi colleghi, ha rinunciato volontariamente alla libertà. L’onorevole Chaouki si è “autoimprigionato” nel centro di Lampedusa per mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica dopo la diffusione di un filmato che documenta le umiliazioni inflitte ai migranti. L’iniziativa di Khalid ha scatenato le reazioni più disparate: oltre ai prevedibili commenti di leghisti e razzisti variamente assortiti (“puoi anche rimanere lì dentro con gli altri clandestini”, “e allora gli italiani?” et similia) i commenti più duri sono senza dubbio quelli provenienti da sinistra. Chi denuncia da anni le aberrazioni di un sistema che di “accogliente” non ha nulla mal tollera il suo gesto, liquidandolo nella più benevola delle ipotesi come tardivo. C’è poi chi come Stefano Folli (Sole 24 ore) censura l’azione di Khalid, ricordandogli che “un parlamentare viene eletto per andare in Parlamento e da lì agire per cambiare quello che è sbagliato”. Conosco Khalid, ci siamo incrociati e parlati più volte negli ultimi anni. Ho sempre avuto la sensazione di avere di fronte un giovane uomo assai determinato e scaltro. Un politico, insomma. Ho seguito distrattamente i suoi passi al seguito di Livia Turco (la “mamma” dei CIE, ai tempi ancora CPT) dentro il Partito democratico prevedendo, in tempi non sospetti, un approdo in Parlamento per questo rappresentante dei “nuovi italiani”. Ma Khalid – nato a Casablanca, cresciuto tra Parma e Reggio Emilia – è anche un giornalista professionista e sa bene come funzionano i media italiani. La sua iniziativa non cambierà le politiche di “accoglienza” del governo, al massimo contribuirà a tenere accesi i riflettori sull’isola di Lampedusa per qualche altro giorno. Poi calerà nuovamente il buio, fino alla prossima emergenza umanitaria o video shock (dove per “shock” si intende la quotidianità dei lager dove vengono rinchiusi i migranti). Pochi giorni fa Khalid ha criticato il ministro dell’integrazione Cécile Kyenge rimproverandole di essere solo un “simbolo” e chiedendole di esporsi in prima persona. Lui l’ha fatto, di questo bisogna dargli atto, e come capita spesso in questi casi non tarderanno a piovergli addosso accuse di protagonismo, anche dalle stesse fila del suo partito. I processi alle intenzioni sono inutili, tuttavia una contraddizione emerge con più forza delle altre: può infatti apparire sterile una protesta del genere se in Parlamento si sostiene col proprio voto, per “disciplina di partito”, un governo che punisce con la reclusione migliaia di migranti per un crimine chiamato viaggio.