Addio.

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Ode a Billy Corgan

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Oggi, alla non più tenera età di 47 anni, sei un inguardabile panzone che blatera di Dio, tarocchi e psichedelia. Proprio come agli esordi della tua seconda vita musicale con gli Smashing Pumpkins (dopo quella “gotica” e infruttuosa col gruppo The Marked), quando avevi ancora i capelli (lunghissimi!), cantavi di Messia e Trinità (I Am One), indossavi improbabili camicie floreali e sembravi un figlio dei fiori strafatto. Inutile fare qui il bilancio della tua carriera. Oggi è il tuo compleanno… Tanti auguri William Patrick Corgan Junior. Nonostante (alti e) bassi della tua carriera degni della Fossa delle Marianne (il video ridanciano di Honestly col tuo primo gruppo post-Pumpkins Zwan e il tour per il primo – e si spera unico – disco solista The Future Embrace dove litigavi con i fan che volevano sentire i vecchi pezzi delle Zucche), a metà degli anni Novanta hai dato alle stampe un paio di album memorabili (Siamese Dream e Mellon Collie And The Infinite Sadness) e regalato alle masse orfane della generazione grunge un capolavoro incompreso come Adore. Un disco dove il tema dell’abbandono a te sempre familiare (Disarm, To Forgive e tante altre canzoni) ha toccato il punto più alto e struggente “grazie” alla scomparsa di tua madre. Senza quella dolorosa perdita avremmo corso il serio rischio di ritrovarci tra le mani l’ennesimo album sulla difficile vita di una rockstar multimilionaria depressa e a corto di idee. Sfortunatamente quella sincerità non è stata apprezzata e hai vissuto le scarse vendite di Adore (rispetto alle irraggiungibili cifre del precedente MCIS) come un “fallimento”. Hai infilato nel tuo repertorio qualche altra gemma (la barocca Stand Inside Your Love, una tra le più belle canzoni d’amore degli ultimi anni) per poi finire, intorno al 1999-2000, col non fare altro che lamentarti. In privato di James Iha (il cofondatore dei Pumpkins) e in pubblico dell’eccessiva attenzione riservata a stelle del pop come Britney Spears (!!!). Insomma, a 33 anni ti lamentavi già come un ottantenne in fila all’ufficio postale dopo soli 5 minuti. Da quel primo, epico scioglimento degli Smashing Pumpkins (dicembre 2000) sono passati molti anni. Le hai tentate tutte per tornare sulla cresta dell’onda, ma con scarsi risultati. Ai tuoi fan, compresi quelli più buoni di cuore come il sottoscritto, restano però Gish, Siamese Dream, Pisces Iscariot, Mellon Collie And The Infinite Sadness, Adore e perfino i due volumi di Machina (quello ufficiale e il secondo uscito su internet, uno dei primi esperimenti nel suo genere). Ciò che di scialbo o a volte semplicemente brutto hai fatto durante gli ultimi quattordici anni non ha quindi intaccato il ricordo di chi, oggi trentenne, si lasciò conquistare dal tuo furore iconoclasta (Zero, X.Y.U., Bodies…) e si perse nel sogno di un’adolescenza infinita (1979, Rocket, Tonight, Tonight…), cullandosi nella malinconica convinzione di essere speciale nella propria solitudine (Galapogos, Mayonaise). Tanti auguri di buon compleanno Billy Corgan.

The Marshall Mathers LP 2

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Eminem avrà anche superato la boa dei quarant’anni, ma la sua penna è più affilata che mai. Le rime del rapper che ha portato la scena hip hop ad un altro livello, occupando stabilmente i piani alti delle classifiche americane degli ultimi 14 anni, sono un vero spettacolo anche per le orecchie di chi non è abituato al frenetico flusso di parole che dà vita ed energia alla musica rap. L’ultima sua fatica, oltre al titolo che ci riporta indietro al primo capitolo uscito nel 2000 (uno dei dischi più venduti di sempre con oltre trenta milioni di copie), non è una di quelle operazioni nostalgiche che di solito segnano un momento di stanchezza nella vita dell’artista. Il primo singolo Berzerk, con i suoi samples estratti da Licensed To Ill (il leggendario debutto dei Beastie Boys), è un tributo alla “vecchia scuola” che di nostalgico ha ben poco. Il risultato è reso possibile dalla presenza in cabina di regia di Rick Rubin, uno dei più importanti produttori in attività e profondo conoscitore e amante del genere (fu proprio lui a produrre Licensed To Ill). Il singolo Rap God con le sue rime supersoniche è il brano autocelebrativo di The Marshall Mathers LP 2, appuntamento immancabile nella scaletta di ogni album rap che si rispetti. Bisogna infatti dimostrare alle giovani leve come si rappa, anche se a volte si rischia di risultare ridicoli. Ma non è questo il caso. Se poi qualcuno avesse ancora qualche dubbio dovrebbe bastare la recente esibizione di Eminem ai YouTube Awards per fugarlo definitivamente. In Evil Twin, Asshole e So Much Better ritroviamo invece lo Slim Shady tagliente e sarcastico degli esordi. Legacy continua idealmente la confessione iniziata nel 2000 con Stan, uno dei maggiori successi di The Marshall Mathers LP. Il brano non è all’altezza di quello registrato tredici anni fa con Dido, ma la schiettezza delle rime di Marshall è immutata. The Monster è la canzone che nei prossimi mesi sentiremo sino allo sfinimento grazie alla partecipazione di Rihanna, ma l’ospite vocale più convincente resta la sconosciuta Sarah Jaffe sentita di sfuggita nell’iniziale Bad Guy. The Marshall Mathers LP 2, se il termine non fosse inflazionato, potrebbe essere il famoso “disco della maturità” di Eminem. Le rime sono come frecce e nessuna va a vuoto e il flow del nostro ancora oggi stupisce perché, va detto, nella scena odierna i rapper che vanno per la maggiore si sognano la sua padronanza del rapping. Si evince infine facilmente che niente è lasciato al caso: molti dei brani di The Marshall Mathers LP 2 sono stati scritti più e più volte. Questo per alcuni potrebbe tradire un eccesso di “mestiere”, tuttavia è quest’ossessione per i dettagli a rendere il rapper di Detroit uno dei migliori in circolazione. Per cui vale davvero la pena perdere un po’ di tempo per leggere e tradurre i suoi versi. Rime e basi, quelle di The Marshall Mathers LP 2, che fanno la differenza tra un disco “carino” da ascoltare per qualche mese e uno da mettere vicino ai classici del genere, insieme ai primi e (si pensava finora) irripetibili capolavori di Eminem.

“In Utero” vent’anni dopo. Il ricordo di Dave Grohl

In Utero was the first time I’d made an album that reached into the dark side. I remember the conflict, and the uncertainty. I remember all those things when I hear Pennyroyal Tea, after Kurt died, that summer, I went to see Lollapalooza in Detroit. Nobody ever recognised me back then, and I was sitting in this massive amphitheater waiting for the next band to go on, in the middle of 30,000 people, and All Apologies came over the PA. The entire audience started singing along, and I started crying because it wasn’t that long ago that we had lost Kurt and that album had such an emotional impact on me. It’s still hard to listen to it. I can appreciate Steve Albini’s recording and the musicianship, but overall it kinda breaks my heart that was the last album we made, because I think there were more in us.” – Dave Grohl, 2013.

Fonte: Mojo.

Nine Inch Nails a Milano e il dietro le quinte del tour estivo

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Impressioni. L’esibizione milanese del 28 agosto – la prima data in un’arena dopo undici festival e un concerto di “riscaldamento” in un minuscolo locale londinese – è stata impeccabile. Scaletta (25 brani) e durata (circa due ore) più che soddisfacenti, nonostante l’assenza di alcuni classici (Somewhat Damaged, Burn e Reptile). Il pubblico è andato in visibilio per l’allestimento tecnologico del palco, anche se erano le braccia dei roadie a muovere pannelli e schermi led di ultima generazione dietro la band. I brani del nuovo album Hesitation Marks eseguiti dal vivo a Milano (Copy Of A, Come Back Haunted e Find My Way) non reggono il confronto neanche con la produzione più recente di Reznor, ma quest’aspetto non ha turbato più di tanto i fan accorsi da tutta Italia per il ritorno dei Nine Inch Nails dopo quattro anni di assenza dalle scene. Trent Reznor è apparso in ottima forma e molto soddisfatto. Non a caso, durante un momento di interazione col pubblico, ha candidamente esternato il suo disappunto per la scelta dei festival (“cosa stavo pensando quando ho accettato di farli?”). Il mio personale auspicio è che nelle scalette del prossimo tour europeo (primavera/estate 2014, così dicono i rumors) venga dato più spazio alle due pietre miliari dei Nine Inch Nails: The Downward Spiral e The Fragile.

P.s. Questo video in due parti è un’interessante sbirciata dietro le quinte del tour estivo. Un modo inusuale per comprendere la geniale meticolosità che Trent Reznor dedica all’ideazione e alla realizzazione dei suoi avveniristici concerti.