Media e violenza sulle donne – Giulia Siviero

Cimiteri dei feti e criminalizzazione dell’aborto, femminicidi, #tuttimaschi, Erosive, revenge porn e ruolo dei media… Conversazione con la giornalista Giulia Siviero.

Ascolta il podcast 🎙

Spreaker / Spotify / Apple

Il caso Assange – Stefania Maurizi

Crimini di guerra, informazione, censura, crittografia e lunghissime battaglie legali… Con la giornalista d’inchiesta Stefania Maurizi abbiamo parlato di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks da anni al centro di un durissimo scontro giudiziario con gli Stati Uniti.

Ascolta il podcast 🎙

Spreaker / Spotify / Apple

Cancel culture e politicamente corretto – Matteo Pascoletti

La lettera della rivista Harper’s contro la “cancel culture”, il sistematico stravolgimento da parte degli ambienti più conservatori di termini quali “politicamente corretto” e “woke”, il caso Montanelli… Conversazione con il giornalista Matteo Pascoletti.

Ascolta il podcast 🎙

Spreaker / Spotify / Apple

Il potere delle parole tra linguaggio inclusivo e odio in rete – Vera Gheno

Schwa, asterischi, discorsi d’odio, politicamente corretto, social e adolescenti… Conversazione con la sociolinguista Vera Gheno.

Ascolta il podcast 🎙

Spreaker / Spotify / Apple

#IoStoConAsia

161420243-2a6260f1-6d29-46d9-9dc0-a71808157a2b

“Se l’è andata a cercare”, “avrebbe dovuto parlare prima”, “lo fa per un po’ di visibilità”, “avrebbe potuto dire di no”.

Nel caso del 22enne Jimmy Bennett, attore statunitense che Asia Argento avrebbe molestato cinque anni fa, i benpensanti di casa nostra evitano accuratamente di riutilizzare accuse infamanti. I documenti ottenuti in via anonima dal New York Times ed una foto mostrata dal sito scandalistico TMZ sono Vangelo. Approccio diametralmente opposto a quello adottato ai tempi delle accuse mosse dall’attrice e regista romana contro Harvey Weinstein.

Sul potentissimo produttore di Hollywood molti giornalisti e politici – soprattutto italiani e va rimarcato – hanno subito parlato di “gogna” e di “caccia alle streghe”, nonostante la mole di prove a sostegno delle denunce presentate da molte altre donne. Nulla di sorprendente in un Paese come il nostro dove fino al 1996 lo stupro era un reato contro la moralità pubblica e il buon costume.

In breve, alle donne non si crede.

Famose, sconosciute, sobrie, ubriache, single, sposate, con figli o senza. Non fa differenza, tra i commenti alle storie di violenze subìte – da quelle psicologiche fino allo stupro, passando per lo stalking e le molestie di ogni genere – alla fine ci sarà sempre un “ma” e non mancheranno ignobili considerazioni (“se non si fosse vestita in quel modo”, “se fosse rimasta a casa”…).

È vero, Asia Argento non è la “vittima perfetta”.

Ma quello della vittima senza macchia, l’unica davvero meritevole della nostra solidarietà, è un concetto estremamente pericoloso e fuorviante da rigettare con forza.

In queste ore Sky, dopo averla voluta e scelta come giudice in uno dei suoi programmi di punta e senza che vi sia alcuna denuncia o indagine a suo carico, si appresta a scaricarla per placare lo sdegno ipocrita che ha inondato negli ultimi giorni i social.

Asia si è esposta con coraggio, fino a diventare suo malgrado uno dei volti del movimento globale #MeToo contro le violenze sulle donne. Oggi corre il rischio di pagarne ancora una volta il prezzo.

A lei, in queste giornate durissime, va tutta la mia solidarietà.