Una band splendida

Afterhours. Orion Live Club (Ciampino/Roma), 28.03.2014.

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The Marshall Mathers LP 2

eminem

Eminem avrà anche superato la boa dei quarant’anni, ma la sua penna è più affilata che mai. Le rime del rapper che ha portato la scena hip hop ad un altro livello, occupando stabilmente i piani alti delle classifiche americane degli ultimi 14 anni, sono un vero spettacolo anche per le orecchie di chi non è abituato al frenetico flusso di parole che dà vita ed energia alla musica rap. L’ultima sua fatica, oltre al titolo che ci riporta indietro al primo capitolo uscito nel 2000 (uno dei dischi più venduti di sempre con oltre trenta milioni di copie), non è una di quelle operazioni nostalgiche che di solito segnano un momento di stanchezza nella vita dell’artista. Il primo singolo Berzerk, con i suoi samples estratti da Licensed To Ill (il leggendario debutto dei Beastie Boys), è un tributo alla “vecchia scuola” che di nostalgico ha ben poco. Il risultato è reso possibile dalla presenza in cabina di regia di Rick Rubin, uno dei più importanti produttori in attività e profondo conoscitore e amante del genere (fu proprio lui a produrre Licensed To Ill). Il singolo Rap God con le sue rime supersoniche è il brano autocelebrativo di The Marshall Mathers LP 2, appuntamento immancabile nella scaletta di ogni album rap che si rispetti. Bisogna infatti dimostrare alle giovani leve come si rappa, anche se a volte si rischia di risultare ridicoli. Ma non è questo il caso. Se poi qualcuno avesse ancora qualche dubbio dovrebbe bastare la recente esibizione di Eminem ai YouTube Awards per fugarlo definitivamente. In Evil Twin, Asshole e So Much Better ritroviamo invece lo Slim Shady tagliente e sarcastico degli esordi. Legacy continua idealmente la confessione iniziata nel 2000 con Stan, uno dei maggiori successi di The Marshall Mathers LP. Il brano non è all’altezza di quello registrato tredici anni fa con Dido, ma la schiettezza delle rime di Marshall è immutata. The Monster è la canzone che nei prossimi mesi sentiremo sino allo sfinimento grazie alla partecipazione di Rihanna, ma l’ospite vocale più convincente resta la sconosciuta Sarah Jaffe sentita di sfuggita nell’iniziale Bad Guy. The Marshall Mathers LP 2, se il termine non fosse inflazionato, potrebbe essere il famoso “disco della maturità” di Eminem. Le rime sono come frecce e nessuna va a vuoto e il flow del nostro ancora oggi stupisce perché, va detto, nella scena odierna i rapper che vanno per la maggiore si sognano la sua padronanza del rapping. Si evince infine facilmente che niente è lasciato al caso: molti dei brani di The Marshall Mathers LP 2 sono stati scritti più e più volte. Questo per alcuni potrebbe tradire un eccesso di “mestiere”, tuttavia è quest’ossessione per i dettagli a rendere il rapper di Detroit uno dei migliori in circolazione. Per cui vale davvero la pena perdere un po’ di tempo per leggere e tradurre i suoi versi. Rime e basi, quelle di The Marshall Mathers LP 2, che fanno la differenza tra un disco “carino” da ascoltare per qualche mese e uno da mettere vicino ai classici del genere, insieme ai primi e (si pensava finora) irripetibili capolavori di Eminem.

Nine Inch Nails a Milano e il dietro le quinte del tour estivo

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Impressioni. L’esibizione milanese del 28 agosto – la prima data in un’arena dopo undici festival e un concerto di “riscaldamento” in un minuscolo locale londinese – è stata impeccabile. Scaletta (25 brani) e durata (circa due ore) più che soddisfacenti, nonostante l’assenza di alcuni classici (Somewhat Damaged, Burn e Reptile). Il pubblico è andato in visibilio per l’allestimento tecnologico del palco, anche se erano le braccia dei roadie a muovere pannelli e schermi led di ultima generazione dietro la band. I brani del nuovo album Hesitation Marks eseguiti dal vivo a Milano (Copy Of A, Come Back Haunted e Find My Way) non reggono il confronto neanche con la produzione più recente di Reznor, ma quest’aspetto non ha turbato più di tanto i fan accorsi da tutta Italia per il ritorno dei Nine Inch Nails dopo quattro anni di assenza dalle scene. Trent Reznor è apparso in ottima forma e molto soddisfatto. Non a caso, durante un momento di interazione col pubblico, ha candidamente esternato il suo disappunto per la scelta dei festival (“cosa stavo pensando quando ho accettato di farli?”). Il mio personale auspicio è che nelle scalette del prossimo tour europeo (primavera/estate 2014, così dicono i rumors) venga dato più spazio alle due pietre miliari dei Nine Inch Nails: The Downward Spiral e The Fragile.

P.s. Questo video in due parti è un’interessante sbirciata dietro le quinte del tour estivo. Un modo inusuale per comprendere la geniale meticolosità che Trent Reznor dedica all’ideazione e alla realizzazione dei suoi avveniristici concerti.