Contro la repressione

Galleria fotografica della manifestazione nazionale contro la repressione svoltasi a Roma il 15 marzo.

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Sbatti lo scafista in prima pagina

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Del somalo arrestato a Lampedusa con l’accusa di essere uno degli organizzatori della traversata del barcone naufragato il 3 ottobre scorso sappiamo età, nome e cognome. Oggi Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione sbattono in prima pagina il suo volto con un titolo eloquente: “faccia da schiavista”. Come capita spesso in situazioni del genere, le vere notizie sono però altrove. Infatti due giorni fa, proprio mentre il primo ministro Enrico Letta si vantava del “cambio di passo sul tema dell’immigrazione” riferendosi alle “1.800 persone salvate” grazie all’operazione Mare Nostrum, il settimanale l’Espresso anticipava online un’inchiesta sul soccorso negato dalle autorità italiane ad un barcone naufragato lo scorso 11 ottobre al largo di Lampedusa. L’operazione “umanitaria” voluta dal premier non ha dunque nulla a che vedere con questa vicenda essendo partita tre giorni dopo, ma l’iniziativa precedente getta più di un’ombra sulla (passata?) gestione dei soccorsi ai barconi in difficoltà. In queste ore i principali mass-media hanno tuttavia fatto una scelta editoriale netta: dare massimo risalto allo scafista somalo arrestato a Lampedusa, ignorando la notizia delle richieste d’aiuto dei migranti siriani lasciati alla deriva per ben due ore dalla centrale di soccorso italiana. Nulla di sorprendente: la retorica degli “italiani brava gente” non contempla l’idea di soccorritori che si voltano dall’altra parte o temporeggiano mentre decine di donne, uomini e bambini annegano nel Mediterraneo. Altro cortocircuito mediatico degno di nota è l’arresto stesso dello scafista: telegiornali e quotidiani danno al riguardo ampio spazio alle testimonianze delle migranti violentate dal somalo nei “centri di raccolta” libici, occultando l’aspetto più rilevante della notizia. Stupri e torture sono avvenuti – e avvengono tuttora – in Libia, uno dei nostri principali partner nella lotta all’immigrazione. Un paese dove, nella più benevola delle ipotesi, le autorità locali non garantiscono ai migranti il rispetto dei più basilari diritti. Circostanza evidenziata anche da Amnesty International nell’accorato appello rivolto lo scorso luglio al premier italiano.

La strage di Lampedusa e l’ipocrisia della politica

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Lampedusa. Un’imbarcazione con oltre 500 migranti prende fuoco e si rovescia nei pressi dell’isola dei Conigli. Telegiornali e quotidiani online fanno un primo bilancio parlando di oltre 90 morti e circa 250 migranti ancora dispersi.

Esponenti leghisti alla costante ricerca di visibilità si avventano come iene sui resti dei migranti, addebitando con stolida ottusità alla presidente della Camera Laura Boldrini e al ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge ogni responsabilità (“giustificano la clandestinità”). Riferita la notizia, non è tuttavia il caso di addentrarsi ulteriormente nella mente ottenebrata di simili personaggi.

In queste ore il governo italiano rende omaggio alle vittime di Lampedusa con la solidarietà (postuma) che si riserva ai più fortunati tra gli sfortunati: uomini, donne e bambini che sono morti e continuano a morire troppo vicini alle nostre coste e in numero così grande da non poter essere più ignorati da nessuno.

Una riflessione merita il Partito democratico che a parole si straccia le vesti per i migranti morti (alcuni suoi esponenti hanno proposto una giornata di lutto nazionale), ma nei fatti – cioè nelle aule parlamentari – non ha mai sfidato il centrodestra sulla pessima Bossi-Fini (evoluzione della legge sull’immigrazione Turco-Napolitano voluta dal centrosinistra e “madre” tra l’altro dei famigerati Cie).

Sull’altare della realpolitik (o “larghe intese”, come la chiamano adesso) il compassionevole Pd ha immolato la tutela e la difesa dei migranti: all’estero (si pensi agli scellerati accordi siglati anche dal centrosinistra con la Libia in materia di lotta all’immigrazione), come in Italia.

Il lutto nazionale è una scappatoia troppo facile. Se il Partito democratico vuole fare qualcosa di veramente utile si batta in Parlamento per abrogare la Bossi-Fini e riformare radicalmente l’intero sistema dell’accoglienza.

Basta con i pianti e gli auspici.