Italiani a mano armata – Giorgio Beretta

Esportazioni verso regimi autoritari e nazioni in guerra, femminicidi, possibilità di detenere un vero arsenale con una semplice licenza per uso sportivo, dati opachi e norme da rivedere… Conversazione con Giorgio Beretta, analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari e di armi comuni.

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Le vite dei neri tra razzismo e diritti negati – Igiaba Scego

Il brutale omicidio di George Floyd a Minneapolis, il corpo dei neri tra schiavitù e colonialismo, il tema della cittadinanza negata ai figli di stranieri nati o cresciuti in Italia e il razzismo nel Brasile di Bolsonaro. Ospite dell’ultimo episodio de La stanza di Adil è la scrittrice Igiaba Scego.

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“Non sono un insetto da schiacciare”

Nel linguaggio militare le vittime dei droni vengono spesso definite “bug splats” poiché la persona colpita, vista attraverso le immagini sgranate della camera montata sull’aeromobile a pilotaggio remoto, ricorda un insetto schiacciato. Per questo motivo un gruppo di artisti ha realizzato il gigantesco ritratto di una bambina posizionandolo a Khyber Pakhtunkhwa, una provincia del Pakistan pesantemente bombardata dai droni Predator. Questa bella iniziativa non cambierà la cosiddetta “War on Terror“, ma il messaggio è stato lanciato: quel puntino che un operatore a migliaia di chilometri di distanza si appresta a “schiacciare” utilizzando un joystick non è un insetto, ma un essere umano. Spesso un civile inerme. A volte un bambino.

Fonte.

Hashtag su Twitter: #NotABugSplat.

Rosa Parks nel pantheon, i migranti nei Cie

Rosarno

Il 1 dicembre 1955 a Montgomery (Alabama) Rosa Parks, rifiutandosi di cedere il posto sull’autobus a un bianco e di andare nella parte riservata ai neri, con il suo arresto diede il via alla lunga stagione di lotta per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti d’America. Il 29 novembre 2013 negli studi milanesi di Sky Gianni Cuperlo, uno dei tre candidati alla segreteria del Partito democratico, ha inserito nel suo pantheon (minuto 19:50) accanto a Enrico Berlinguer proprio Rosa Parks (“Si sedette dove non doveva sedersi in un autobus nel 1955. Era una donna di colore. È cambiata la storia dei diritti umani nell’Occidente”). Strappa un sorriso amaro ascoltare affermazioni come queste. L’esterofilia è una malattia abbastanza comune fra gli esponenti del centrosinistra italiano: le lotte per i diritti civili più sono lontane dai nostri confini (e interessi personali, verrebbe da dire non senza malizia), più piacciono ai nostri politici. Nel caso di Rosa Parks, oltre alla lontananza geografica ci sono anche 58 anni di distanza dall’attualità. Ma questa “distanza di sicurezza” è solo apparente visto che oggi, nel 2013, i braccianti – ma sarebbe più corretto chiamarli schiavi – di Rosarno continuano a morire (l’ultimo caso è di pochi giorni fa) per le inumane condizioni di lavoro. E non c’è solo Rosarno ad interrogare le nostre coscienze: i migranti vengono sfruttati anche in altre regioni d’Italia. Tornando però a Cuperlo l’aspetto che più indigna è l’ipocrisia di chi si appropria della storia di Rosa Parks ignorando le centinaia di migranti detenuti nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), figli dei Cpt (Centri di permanenza temporanea) voluti da Livia Turco e Giorgio Napolitano. Risulta pertanto assai chiaro perché agli occhi dell’intero Partito democratico risulti difficile occuparsi in maniera credibile del presente. È per tutti meglio rifugiarsi nella narrazione di matrice veltroniana di un’America patinata e perbene, rievocando i Kennedy, Luther King e, per l’appunto, Rosa Parks. Troppo facile, caro Cuperlo! Nel pantheon vanno inseriti Dominic Man Addiah (il bracciante liberiano morto per il freddo a Rosarno pochi giorni fa) e le persone che nel Cie di Ponte Galeria non hanno riscaldamento e acqua corrente.