Emanuele e Willy nella battaglia – Daniele Vicari

Il regista e sceneggiatore Daniele Vicari l’anno scorso ha pubblicato per Einaudi un romanzo-reportage (“Emanuele nella battaglia”) sull’omicidio di Emanuele Morganti, ventenne di Alatri massacrato di botte nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2017. Con Vicari abbiamo parlato di Emanuele, Willy Monteiro Duarte e il ruolo di media e politica in queste drammatiche vicende.

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Music Tales – Asia Argento

Il primo amore musicale, le serate nei club di Minneapolis per incontrare Prince, il ricordo di Genesis P-Orridge, l’amicizia con Marilyn Manson, l’estasi per Bob Dylan e un nuovo album (“Music from my bed”). Conversazione con Asia Argento.

Foto di Luca Giorietto.

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#Quellavoltache

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#Quellavoltache è un hashtag molto utilizzato in questi giorni su Twitter. Un lunghissimo elenco delle quotidiane violenze e molestie subite dalle donne. Un modo per ampliare la luce dei riflettori su una questione gravissima che non riguarda solo le attrici (tra loro anche l’italiana Asia Argento) prese di mira dal predatore sessuale Harvey Weinstein, potentissimo produttore di Hollywood.

Accantonando l’odioso quanto scontato (nella nostra societĂ  maschilista) processo alle vittime, vale la pena di interrogarsi sul vero “elefante nella stanza” dell’ennesima storia di violenze contro le donne: noi uomini. Tutti, nessuno escluso, avremmo potuto contribuire all’hashtag, anche solo raccontando #quellavoltache non abbiamo risposto per le rime al nostro amico/collega che dava della “facile” alla donna con la quale era uscito la sera prima. Ogni giorno a scuola o sul posto di lavoro ci capita di sentire epiteti offensivi (“troia”, “puttana”…) e spesso non diciamo una parola, accettando quel tipo di linguaggio.

Detto ciò, le reazioni anche al piĂą blando invito a fare autocritica sono quasi sempre violente: “Come ti permetti! Io non sono un maniaco/porco/violento… Parla per te!”. La veritĂ  è che non bisogna essere un “maniaco” (parola rassicurante, come se la violenza fosse appannaggio dei folli…) o puntare un coltello alla gola di una donna per essere violento.

A volte può bastare un plumcake; nel corso di una lite con una mia partner ne scagliai uno contro la parete. Quel gesto contribuì alla fine del rapporto e per molto tempo ritenni la sua reazione eccessiva… Ho compreso in seguito una veritĂ  evidente per molte donne ma difficile da cogliere per tanti uomini: c’è violenza anche nel piĂą “innocuo” gesto di stizza.

Basta insultare (anche con toni solo apparentemente pacati), alzare la voce o avvicinarsi troppo durante una discussione per intimidire l’altra persona. Scagliare oggetti, perfino un soffice plumcake, non è accettabile. Non lo è per me oggi, ma pochi anni fa mi sarei trincerato dietro qualche “è vero, non si lanciano oggetti ma…”. No, non c’è “ma” che tenga.

Per arrivare a queste piccole consapevolezze sul proprio comportamento e su come funzionano i rapporti con l’altro sesso non è richiesta un’illuminazione divina. Serve la volontĂ  di confrontarsi, ascoltare e nei casi piĂą gravi chiedere aiuto.

La rabbia di Ron (Dallas Buyers Club)

Film-Toronto PreviewVent’anni fa Tom Hanks vinceva l’Oscar per il miglior attore protagonista con Philadelphia, la commovente storia di un avvocato gay e sieropositivo. Matthew McConaughey potrebbe presto ripercorrere le orme di Hanks con la sua interpretazione in Dallas Buyers Club. Ron Woodroof, il personaggio di McConaughey, a differenza di tanti altri malati di Aids visti sul grande schermo sembra quasi costruito a tavolino, per quanto è sgradevole. Drogato, disonesto, avido e omofobo. Se pensate ad un difetto è assai probabile che lui ce l’abbia. Come in ogni viaggio di celluloide che si rispetti, il nostro antieroe texano perderĂ  lungo il tragitto alcuni tratti negativi – almeno i piĂą evidenti – grazie all’amicizia con la compassionevole dottoressa Eve Sacks (Jennifer Garner) e la fragile transessuale Rayon (Jared Leto). Quando nel 1986 gli venne diagnosticato l’HIV i medici gli diedero 30 giorni di vita. Ne passarono 2557 prima della sua morte nel settembre del 1992. Il propellente che lo tenne in vita così a lungo, ben oltre le aspettative della comunitĂ  scientifica del tempo, fu la rabbia. Questo sembra pensare McConaughey quando descrive così il “suo” Ron: amante delle donne e del rodeo, con un corpo emaciato ma sempre scattante nonostante il corso implacabile della malattia. Nel film, oltre al virus, l’altro nemico giurato di Ron è la FDA (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali). Agli inizi dell’epidemia le grandi case farmaceutiche trattarono i primi pazienti con dosi massicce di AZT, un farmaco che in seguito si rivelò utilissimo – purchĂ© assunto in dosi minori – nella lotta all’HIV. Ron, per cercare farmaci e cure piĂą efficaci, girò il mondo (Messico, Giappone, Europa…) e fondò a Dallas un “club” dove, dietro pagamento di una tassa d’iscrizione, si poteva ricevere un cocktail “alternativo” di medicine. Questa è una delle scelte narrative piĂą apprezzabili di Dallas Buyers Club: il protagonista non è un samaritano, e se alla fine diventa in qualche modo una persona migliore lo deve soltanto alla sua rabbia. Contro la malattia, la FDA e la comunitĂ  medica che “stroncava” i suoi amici con quantitĂ  industriali di AZT. La bellezza del personaggio di McConaughey è tutta qui, nella pressochĂ© totale assenza di vittimismo che ci accompagna per l’intera durata del film. Il regista Jean-Marc VallĂ©e non estorce allo spettatore facili lacrime: i lutti e le sofferenze che Ron deve affrontare nell’arco di sette anni vengono affrontati con estremo pudore. L’interpretazione di McConaughey è ragguardevole. La difficile trasformazione – penso ai venti chili persi per calarsi nei panni del personaggio – poteva diventare una scorciatoia per un attore pigro (basta agitarsi per il set come uno spettro per commuovere il pubblico). McConaughey ci sfida invece come avrebbe fatto Ron con i tori che amava cavalcare: con rispetto e senza sconti. Nell’ultimo anno Matthew McConaughey ha impresso una svolta impressionante alla sua carriera, lasciandosi definitivamente alle spalle in poche mosse (Dallas Buyers Club, la serie HBO True Detective e una significativa particina in The Wolf Of Wall Street di Martin Scorsese) la fama di star dal fisico scolpito, adatta solo per film d’azione e commedie sentimentali.