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Che fine ha fatto lo ius soli?

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Un articolo sul cricket può provocare commenti carichi di odio. Com’è possibile? Niente di più semplice; è sufficiente che i protagonisti della storia siano giovani atleti d’origine straniera che vogliano “indossare con orgoglio la maglia azzurra”. Colpa imperdonabile, per molti. Il tema dello ius soli, nonostante non occupi più da parecchio tempo le prime pagine dei giornali è ancora vissuto da molti italiani come una minaccia: basta farne cenno nel titolo di un articolo per attirare orde di furiosi difensori della “purezza” italica. Questo è quanto capita nel sottobosco del web, dove commenti del genere sono purtroppo la consuetudine. C’è tuttavia da chiedersi come mai la politica e i mass-media abbiano dimenticato il tema della cittadinanza dei figli di stranieri nati o cresciuti in Italia. Ma a ben vedere è così che va il mondo (sia dei media che della politica): ci si occupa di un argomento solo se ne ha parlato, possibilmente con toni accesi, un leader politico o, come è accaduto nel caso di Lampedusa e del reato di clandestinità, se molte persone hanno perso la vita. Sembra che soltanto così la notizia “buchi”, ammettiamolo. Nel caso dello ius soli ci sono volute le parole di Grillo per scatenare una sottospecie di dibattito che alla fine si è rivelato per quel che era fino dall’inizio: una sterile polemica tra il leader del MoVimento 5 Stelle e il Partito democratico, identificato come il “mandante” di una legge sullo ius soli che per il comico ligure non rivestiva alcun carattere di priorità. È d’altronde risaputo che un’altra sciagurata costante della politica italiana (M5S incluso) è il benaltrismo. Il problema è sempre un altro e c’è sempre “ben altro” da fare prima. In un Paese normale parleremmo invece di priorità da rispettare e di impegni assunti da onorare. Pier Luigi Bersani, durante l’ultima campagna elettorale, aveva inserito lo ius soli tra i punti qualificanti del suo programma di governo: sappiamo bene come è poi andata a finire. Con le attuali “larghe intese” la strada sembra, se possibile, ancora più in salita. Ciononostante la vita va avanti e il milione (circa) di ragazzi e ragazze di origine straniera che frequentano le nostre scuole, e sono quotidianamente ignorati dalle istituzioni, si apprestano a diventare l’ennesima occasione persa di una classe politica sempre più miope.

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Il sacrario al fascista e lo “spread” della memoria

Si aggira da tempo per l’Europa, e segnatamente oggi in Italia, uno “spread” assai più insidioso di quello che si frappone tra i nostri buoni del tesoro e i titoli di Stato tedeschi: è lo spettro della nostra memoria collettiva, differenziale impalpabile e volatile quanto l’altro, ma se possibile, ancora più pericoloso.

Provate ad immaginare un piccolo comune tedesco che dopo avere ottenuto 180mila euro dal proprio land (l’equivalente federale delle nostre regioni) decida di spenderne 127mila per erigere un sacrario dedicato ad un suo “cittadino illustre”, passato a miglior vita oltre cinquant’anni prima. Particolare non irrilevante: la persona da celebrare sarebbe un generale della Wehrmatch (le forze armate tedesche del periodo nazista) accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Un fatto del genere, che in Germania solleverebbe uno scandalo di proporzioni nazionali, è accaduto nel nostro paese dove però non ha superato le dimensioni dell’ennesima “scaramuccia” tra destra e sinistra.

È infatti questo il taglio che quasi tutti i principali mezzi di comunicazione hanno dato alla notizia del sacrario per il generale e gerarca fascista Rodolfo Graziani inaugurato lo scorso 11 agosto nel piccolo comune di Affile, a circa ottanta chilometri da Roma. Si è trattato di un’iniziativa imbarazzante anche per lo sconsiderato uso di fondi pubblici, fenomeno ricorrente nel nostro paese e che in questo caso ha documentato come la memoria storica sia ormai un lusso per pochi.

A detta del coordinatore del Popolo della Libertà per la Provincia di Roma, Francesco Lollobrigida, l’iniziativa presa dal sindaco di Affile esprimerebbe infatti “la volontà di una comunità locale di ricordare il suo più illustre concittadino”. Correndogli in aiuto, un altro esponente del Pdl (il consigliere regionale Antonio Cicchetti), replicando alle accuse del Partito Democratico, ha affermato invece che l’inserimento in bilancio dei fondi per il sacrario andava addebitato alla precedente giunta di centrosinistra presieduta da Piero Marrazzo.

Tralasciando di perderci in polemiche da cortile, sullo sterminato e agghiacciante elenco di atrocità commesse dal generale Graziani dalla guerra d’Africa (e poi fino alla Repubblica di Salò) è sufficiente rilevare come e quanto l’oscura figura del generale campeggi in tutti e tre i volumi della Storia degli Italiani in Africa Orientale di Angelo Del Boca; ai meno volenterosi, basterà un’occhiata a Wikipedia per avvertire la presenza del “male” che il “cittadino illustre” di Affile ha incarnato.

Ciò che sconcerta è il silenzio delle istituzioni nazionali: ci si sarebbe aspettato, nel merito, un severo monito del presidente della Repubblica. Ma il dato politico più allarmante, sul quale dovrebbe riflettere anche il cosiddetto elettorato “moderato”, è la manifesta arretratezza culturale e storica di una destra “istituzionale” (rappresentata dal PDL) che nella grande famiglia politica del Partito Popolare Europeo siede accanto alla CDU tedesca di Angela Merkel che non tollererebbe mai, tra le proprie fila, l’ingombrante presenza di nostalgici del Terzo Reich.